Sanità post-Covid: dopo la pandemia un nuovo inizio?

La pandemia ha avuto un impatto molto forte sulla società globale, toccando in maniera trasversale pressoché tutti i settori. Esiste, infatti, una cesura tra il prima e il dopo anche e soprattutto nell’ambito della salute e possiamo parlare a tutti gli effetti di una “sanità post Covid”. Ma cosa significa in pratica e quali sono le sfide a cui deve rispondere il settore? Il Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale del post Covid ha reso pubblico un documento che indica criticità e linee guida per una ricostruzione della sanità dopo la pandemia. Vediamo i punti principali.

Sanità post Covid-19: il documento del Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale

La sanità italiana esce da un anno e mezzo di pandemia con la necessità di evidenziare cosa ha funzionato, cosa no e quali sono gli elementi su cui fondare la propria ripartenza e il “new normal” del settore. Per questo il gruppo di professori, docenti e medici che compongono il Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post-Covid hanno elaborato un documento rivolto al Governo che, a partire dall’analisi della situazione odierna, individuano sei proposte concrete per il settore.

L’obiettivo è ridisegnare il Sistema Sanitario Nazionale a partire dalle carenze emerse negli ultimi due anni e in virtù dei fondi stanziati tramite il Recovery Fund. I medici chiedono che la sanità sia una priorità, anche dal punto di vista economico. Ciò poiché, come evidenzia il documento, la diffusione dei contagi ha reso palese il ritardo italiano rispetto alla media europea e ai Paesi di maggiore rilevanza come Francia e Germania dove la voce di spesa destinata alla sanità è più alta. Secondo i dati Eurostat, l’Italia spende l’8,8% del PIL per la sanità con una spesa per abitante pari a circa 2.500 euro all’anno. In Svizzera, ad esempio, si superano i 5.000 euro a cittadini, in Germania la cifra si assesta attorno ai 4.100 e in Francia e Regno Unito i 3.800. 

I limiti del Sistema Sanitario Nazionale emersi durante la pandemia

Nel 2020 sono stati registrati 1,3 milioni di ricoveri in meno rispetto all’anno precedente e, allo stesso tempo, anche una riduzione di terapie e attività chirurgiche programmate per patologie gravi e molto gravi. Secondo il IV Rapporto di Salutequità dal titolo “Le cure mancate nel 2020”, infatti, c’è stata una riduzione fino all’80% dell’attività chirurgica elettiva e del 35% di quella relativa all’urgenza. Particolarmente colpito il settore oncologico che ha visto una concreta contrazione degli interventi, ma anche dei ricoveri per radioterapia e chemioterapia.

Preoccupanti anche i dati relativi alle attività di screening e prevenzione. Numerose le cancellazioni e i ritardi tant’è che, per quanto riguarda i tumori della cervice, sono state contattate 1.279.608 donne in meno rispetto all’anno precedente e circa 980.000 in meno per lo screening dei tumori alla mammella. Simili i dati relativi agli esami di prevenzione per il tumore del colon-retto che hanno coinvolto 1.929.530 persone in meno. Non sono ancora stati comunicati i tempi di recupero di questi esami rimandati, specificano nel documento i firmatari del Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale post Covid, tuttavia si osservano tumori a stadi più avanzati al momento della diagnosi e si teme un aumento della mortalità per tumore in Italia nei prossimi mesi e anni.

Ma i rallentamenti non riguardano soltanto i pazienti oncologici. Nonostante l’aumento della diffusione di servizi di telemedicina che risultano particolarmente preziosi nel trattamento e nel supporto delle persone affette da patologie croniche, anche in questo ambito sono stati registrati dei problemi. C’è stato un calo di ricoveri in area medica per pazienti cronici complessi e con riacutizzazione.

Una situazione preoccupante che denota i limiti del nostro sistema sanitario nazionale, dal punto di vista dei relatori del documento che, allo stesso tempo, si fanno portavoce di “una parte largamente maggioritaria di questi professionisti che ha espresso una fortissima domanda di cambiamento nel Sistema Ospedaliero ed una forte necessità di integrazione di questo con il sistema della Medicina Territoriale anch’essa da rafforzare con i due settori da non considerare in contrapposizione, che dovranno invece operare in una logica di integrazione dipartimentale.”

Inoltre, il Forum evidenzia il ruolo dei medici e degli operatori sanitari – di cui è riconosciuta “l’incredibile abnegazione dimostrata dal personale tutto (medici ed infermieri) fino al sacrificio personale delle numerose vittime cadute durante lo svolgimento del proprio servizio” – come non responsabili delle criticità del SSN. 

sanità post covid

Sanità post-Covid: le proposte per la ripartenza

Il lavoro realizzato dal Forum parte da una duplice premessa: da un lato, l’esigenza di rafforzare l’assistenza territoriale e, dall’altro, di agire nella direzione del potenziamento delle strutture sanitarie e delle tecnologie. Senza, tuttavia, sottovalutare o dimenticare gli aspetti organizzativi e funzionali delle strutture sanitarie che hanno bisogno di sostegno e innovazione.

Le proposte concrete di carattere generale emerse dai lavori sono articolate su sei punti:

  1. fissare e organizzare un sistema efficiente, efficace e tempestivo per recuperare le prestazioni mancate durante il periodo di emergenza e organizzarsi per evitare ulteriori ritardi nel caso di una crescita dei contagi;
  2. dedicare un’adeguata voce di spesa alla modernizzazione anche strutturale degli ospedali in maniera tale che siano adeguati ad accogliere le nuove tecnologie;
  3. acquisto e distribuzione di nuove tecnologie già previste e introdotte in alcune strutture d’eccellenza per il miglioramento del servizio di cura offerto al cittadino;
  4. investire sulle discipline mediche e sulle professionalità del settore sanitario. A tal proposito si legge nel documento che “Deve essere considerato il valore strategico dell’elemento professionale come fattore produttivo e deve essere attentamente considerata la necessità di sviluppare le discipline mediche dal punto di vista scientifico, organizzativo ed operativo”. Si richiede, inoltre, di integrare il personale ospedaliero con nuove figure quali case manager, data manager e infermieri di ricerca;
  5. sviluppare modelli di gestione partecipata, diffusa e decentrata delle aziende ospedaliere per rispondere alla logica di considerare le professioni sanitarie come tasselli fondamentali del management della struttura;
  6. opporsi al concetto di Ospedale minimo “di prossimità” (ovvero uno ogni 160.000 abitanti circa con gestione delegata agli infermieri) perché l’idea stessa che l’ospedale sia concepito al suo minimo risulta inadeguata rispetto ai bisogni e alle necessità dei cittadini.

In conclusione, un’attenzione è dedicata all’ambito della formazione. Anche i firmatari del documento del Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale post Covid pongono l’accento sulla carenza di medici e di specialisti. La ricetta proposta è quella del superamento del sistema del numero chiuso nelle facoltà di Medicina e dell’aumento delle Borse di Studio per nuovi specializzando soprattutto nelle specialità dove c’è più bisogno: anestesisti, intensivisti, internisti, cardiologi, oncologi, ematologi, reumatologi e medici specialisti dei Pronto Soccorsi. 

Dalla collaborazione tra medici più giovani e più esperti possono nascere opportunità di crescita e scambio, dando nuova linfa al Sistema Sanitario Nazionale che solo così, secondo chi lavora l’ambiente dall’interno, potrà ripartire e rispondere ai “nuovi” bisogni dei cittadini. 

Anche la tecnologia potrà essere una preziosa alleata. Software gestionali integrati e CMS come GIPO e MioDottore si trasformano in un supporto concreto per poter offrire un supporto al paziente in presenza o a distanza, rispondendo alle difficoltà emerse durante l’emergenza Covid. Contattaci per sapere che cosa possiamo proporre per la tua realtà! 

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