Cos’è la medicina narrativa?

Chi ha a cuore la salute dei propri pazienti sa bene che alla base del processo di cura ci sono una buona relazione medico-paziente ed una comunicazione chiara.  

Turnover, tempi stretti e poche risorse, però, minano alla base la possibilità di costruire un rapporto sereno. “C’è da cambiare la flebo nella 8” o “Il letto della 35 si è liberato” sono solo alcuni esempi di una narrazione che non vede più il paziente come una persona, ma come un corpo o un organo malato da curare, complice spesso il burnout che sta diventando un problema serio in corsia.

Fortunatamente questa situazione sta migliorando, perché si sta diffondendo sempre più velocemente la medicina narrativa, un approccio che umanizza le cure mediche in poliambulatori, studi medici e ospedali.

Con il termine medicina narrativa si intende il rapporto che i medici instaurano con i pazienti e i caregiver attraverso il racconto. È attraverso la narrazione della propria storia e la condivisione di sentimenti che è possibile alleviare la sofferenza dei pazienti e dei loro familiari.

L’Enciclopedia Treccani la definisce: «Metodologia che stimola la narrazione, da parte del paziente, del proprio stato di malattia, nell’intento di dare senso e quindi sollievo alla sofferenza, di favorire la creazione di un rapporto di fiducia e comprensione tra malato e personale medico e di capire il quadro patologico individuale […]».

Rapporto tra medici e pazienti

La questione sul rapporto medico paziente è spinosa e se non si instaura un buon processo comunicativo, è più difficile portare avanti le cure in modo adeguato. 

È come una reazione a catena: spesso il paziente non segue le prescrizioni del medico, perché pensa di non essere stato visitato con cura o crede di non essersi espresso con chiarezza  durante la visita. Questo fatto è frustrante per il medico che, a sua volta, potrebbe diventare frettoloso nel visitare il paziente ed evitare di fare domande approfondite. In questo modo il paziente si sente intimorito e potrebbe tacere alcuni particolari che potrebbero fare la differenza per la sua guarigione. 

Sta al medico rompere questa catena e migliorare la comunicazione. Non significa  improvvisarsi psicologi, ma  partire dall’assunto che anche il medico, come il paziente, è una persona con i suoi sentimenti, i suoi problemi e la sua storia. 

La relazione terapeutica va vissuta in entrambi i sensi. Da parte del medico, però, dovrebbe esserci un piccolo sforzo in più, per intavolare un dialogo fondato sulla pazienza, ponendo le domande giuste e far sì che il paziente si senta a suo agio al punto da aprirsi e parlare.

Come si inserisce la medicina narrativa nel percorso di cura del paziente

La medicina narrativa aiuta il medico a capire come approcciarsi ad ogni paziente, a stimolare la condivisione, a riconoscere più a fondo i suoi bisogni per accompagnare la persona e la sua  famiglia lungo il percorso di guarigione.

L’approccio quindi cerca di far coesistere la capacità narrativa con quella professionale. È una vera metodologia che insegna a comunicare con più efficacia: a scandire bene le parole, a sottolineare momenti importanti del racconto con frasi che esprimono premura e attenzione totale. Insegna a usare metafore o termini più colloquiali perché il paziente capisca fino in fondo quello che il medico sta dicendo.

Affinché la comunicazione sia efficace per tutti i pazienti, secondo i princìpi della medicina narrativa, è importante imparare anche condividere valori come:

Medicina narrativa in pediatria 

Soprattutto quando il paziente è un bambino, il rapporto terapeutico basato su una buona comunicazione assume la massima importanza.

La medicina narrativa in pediatria può aiutare il percorso di cura perché ad essere coinvolti sono i genitori, tanto quanto il bambino stesso. In particolare, la narrazione è importante:

La medicina narrativa è una buona metodologia di cura?

Ancora ci sono molti professionisti restii ad adottare questo approccio, ma la medicina narrativa dà i suoi frutti e sono sempre di più i medici e i terapisti che incentivano questo tipo di percorso terapeutico improntato sulla fiducia e il dialogo.

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