Il ruolo delle donne nella Sanità: per l’OMS il futuro delle cure è rosa

Il 2020 è l’anno internazionale di infermiere e ostetriche. L’ha deciso l’Organizzazione Mondiale della Sanità per valorizzare e ribadire il fondamentale ruolo svolto dalle donne nel mondo della salute in tutti i paesi del mondo. Sono, infatti, la maggioranza degli operatori sanitari, ma a livello globale persiste una differenza di retribuzione significativa e raramente ricoprono ruoli manageriali.  L’Oms, però, vuole agire per colmare questo gap, nella convinzione che le donne siano il vero futuro della sanità: “dobbiamo rimuovere qualsiasi ostacolo all’ingresso e al progresso.”

Donne in sanità: più degli uomini e pagate di meno

Se pensiamo agli studi medici, ai poliambulatori, alle strutture sanitarie in generale, ci accorgiamo che sono tante le donne impiegate in mansioni di cura e amministrative. Dallo staff dell’accettazione che accoglie il paziente, aggiorna il software gestionale, comunica con le altre aree della struttura, alla segretaria di studio medico, che archivia i documenti, smista le telefonate e si occupa di tutte le piccole incombenze amministrative dell’ambulatorio, fino alle infermiere e alle dottoresse, ben il 70% degli operatori sanitari nel mondo è donna, ma soltanto il 25% dei ruoli di vertici è ricoperto da professioniste di genere femminile. Questo è il quadro che descrive l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel report “Delivered by Women, Led by Men: A Gender and Equity Analysis of the Global Health and Social Workforce”, pubblicato nel mese di marzo 2019. L’analisi rileva uno squilibrio che penalizza le donne in tutti i paesi osservati dall’OMS e che questa disuguaglianza è un concreto freno al raggiungimento della copertura sanitaria universale.

Un altro elemento che accomuna le strutture sanitarie a livello globale è la differenza di retribuzione tra uomini e donne che ricoprono gli stessi ruoli. Il Gender Pay Gap in sanità è superiore del 26% circa rispetto alla media degli altri settori e – elemento su cui l’OMS punta l’attenzione – ciò non è connesso ad altri fattori come per esempio il livello di istruzione.

Esiste, tuttavia, una forma di “segregazione occupazionale” che fa sì che le donne si trovino con maggiore frequenza a specializzarsi e lavorare in ambiti sanitari che vengono pagati di meno. Così si instaura una sorta di circolo vizioso per cui sono molte, moltissime, le infermiere o le ostetriche, ma sempre di meno le dirigenti o quelle che ricoprono il ruolo di primario.

donne in sanità: uno studio - gipo

2020, l’anno di infermiere e ostetriche per invertire la marcia

L’OMS si dichiara, dunque, preoccupata da questa condizione di disparità e discriminazione e sottolinea in maniera aperta quanto questo elemento potrebbe far peggiorare la salute collettiva. Il mancato riconoscimento del ruolo delle donne nell’ambito sanitario è un freno al raggiungimento della piena copertura universale, obiettivo dichiarato dell’organizzazione.

Inoltre, si punta il dito contro il fatto che l’importanza delle figure femminili in ospedali e poliambulatori è spesso sottovalutata, al punto che azioni positive per colmare i gap salariali e non solo non vengono attuate proprio perché ritenute non prioritarie. Al contrario, però, l’OMS specifica che “i sistemi sanitari non possono essere forti basandosi sul fragile e iniquo fondamento del lavoro non retribuito di donne e ragazze. Riconoscere e pagare le donne in modo equo per tutto il lavoro svolto nell’ambito dell’assistenza sanitaria e sociale porterà a sistemi sanitari più forti per tutti noi”.

Per questa ragione, ha proclamato il 2020 come l’anno internazionale delle infermiere e delle ostetriche, un’occasione per valorizzare e raccontare il prezioso operato quotidiano delle lavoratrici del settore. Presentando l’iniziativa, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS, ha dichiarato che: “queste due professioni sanitarie hanno un valore inestimabile per la salute delle persone di tutto il mondo. Senza infermieri e ostetriche, non si raggiungerebbero gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) o la copertura sanitaria universale. Mentre l’OMS riconosce il loro quotidiano ruolo cruciale, il 2020 sarà dedicato ad evidenziare l’enorme contributo di infermieri e ostetriche alla Salute e per garantire l’attenzione nell’affrontare le gravi carenza di organico di queste professioni. Desidero ringraziare l’International Council of Nurses (ICN) e la campagna Nursing Now per migliorare lo status e il profilo degli infermieri e sono orgoglioso di contribuire al riconoscimento del loro lavoro”.

L’occasione servirà anche per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il fatto che si assiste, sempre a livello globale ribadisce l’OMS, ad un crescente bisogno di professionisti del settore. Si stima che ci sia attualmente bisogno, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, di 18 milioni di nuovi operatori di assistenza sanitaria e sociale. Una cifra destinata a salire a ben 40 milioni entro il 2030. Una ragione in più per valorizzare la professionalità di chi è attivo nel settore e delle migliaia di giovani che attualmente studiano per diventare dottoresse, ostetriche o infermiere. Il futuro, dice l’OMS, è rosa.

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