Sanità in Italia: cala il pubblico e cresce il privato

Cala il numero di ospedali, medici e pediatri di famiglia, guardie mediche, mentre la tutela della salute sul territorio conta sempre di più sulle strutture private e cresce anche l’assistenza domiciliare. Questa la fotografia della sanità italiana restituita dall’Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale pubblicato nel mese di settembre 2019 con gli ultimi dati completi, relativi al 2017. Colpisce come, anche dal punto di vista strutturale, il pubblico cede il passo al privato in un servizio al cittadino che è in forte evoluzione.

Sanità in Italia, calano le strutture pubbliche

È il Ministero della Salute stesso, confrontando i dati relativi al 2014 con quelli raccolti nel 2017, a sottolineare come sia calato del 2% il numero di ospedali su tutto il territorio nazionale. Una flessione frutto dei programmi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che ha portato, in varie sedi, ad accorpamenti e chiusure, ma che fa sì che il pubblico conservi il primato sulle strutture private accreditate per quanto riguarda l’erogazione di servizi di assistenza ospedaliera e di cura.

L’equilibrio si ribalta, tuttavia, osservando i numeri relativi alle strutture di assistenza territoriale residenziale e semiresidenziale, e quelle che offrono percorsi di riabilitazione. In questo ambito, più del 70% delle strutture sono private e rappresentano, quindi, una scelta prioritaria per molti cittadini. Sono cresciute, inoltre, del 2,9% le realtà private che si occupano di assistenza territoriale semiresidenziale (+2,5%), mentre si è assistito ad una contemporanea chiusura di diversi ambulatori pubblici (-3,6%).

Complessivamente, l’annuario statistico conta la presenza di 1.000 strutture di assistenza ospedaliera, 8.867 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 7.372 per l’assistenza territoriale residenziale, 3.086 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.586 per l’altra assistenza territoriale e 1.122 per l’assistenza riabilitativa. Sempre in termini assoluti, dal 2012 il sistema sanitario nazionale pubblico ha perso 91 strutture di ricovero e 401 strutture di specialistica ambulatoriale. In conclusione, la perdita del pubblico si assesta attorno al 6%, mentre il privato è cresciuto di oltre l’8%.

pediatra di famiglia

Meno medici e pediatri di famiglia

Sempre più impegnativo anche il carico di pazienti per ciascun medico di famiglia, nonostante le rilevanti differenze territoriali. La media nazionale è, infatti, di 1.211 adulti per ciascun professionista, mentre su 3.063 punti di guardia medica sono 11.688 i medici titolari, ovvero 19 ogni 100.000 abitanti.

Se al Nord e soprattutto nella Provincia Autonoma di Bolzano il rapporto tra numero di pazienti e medico di famiglia è più alto della media nazionale, la carenza di personale è un problema condiviso ovunque. Una questione fortemente sentita dalla categoria che richiede, con determinazione, un intervento legislativo per poter invertire la rotta.

Entro il 2025, infatti, è stato stimato che mancheranno ben 16.500 medici soprattutto nei reparti di medicina d’urgenza e di pediatria. Ciò perché tra il 2018 e il 2050 andranno in pensione circa 52.500 medici su 105.000 e, a causa anche di un’errata programmazione delle borse di specialità negli anni passati, non sarà possibile sostituirli con neospecializzati.  L’effetto non sarà soltanto una mera carenza di personale, ma un peggioramento dei servizi offerti ai cittadini e, in ultima istanza, della tutela del diritto alla salute.

Cresce il privato, ma anche la tecnologia

Le buone notizie, secondo quanto raccolto nell’Annuario statistico del Ssn, riguardano sia le strutture private, come anticipato, che la diffusione di strumenti all’avanguardia in ospedali e ambulatori. La crescita nel numero delle strutture accreditate per l’accoglienza in residenza e semiresidenza dei pazienti è frutto non soltanto dell’invecchiamento della popolazione, ma anche del ricorso più frequente a questo tipo di servizi ritenuti utili e affidabili. Sono 381.000, sempre nel 2017, i pazienti trattati in queste strutture e sono, prevalentemente, anziani.

Dal punto di vista, invece, della digitalizzazione della sanità, il Ssn ha registrato un aumento della presenza di apparecchiature tecnologiche e tecnico-biometriche sia nelle strutture ospedaliere che in quelle territoriali. Permangono anche in questo caso, però, alcune differenze territoriali: un esempio è quello dei mammografi. In media ce ne sono 96,6 ogni 1.000.000 abitanti, mentre nelle regioni più virtuose, Valle d’Aosta e Umbria, questa cifra supera i 150.

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