Telemedicina: il punto di vista del dottor David Blumenthal, medico e coordinatore nazionale per la sanità IT nell’amministrazione Obama

Spesso ci siamo soffermati sulla telemedicina, intesa come l’insieme di tecnologie che permettono di agevolare e realizzare un sistema di cura tra medico e paziente, anche a distanza. Un tema che è diventato particolarmente caldo durante i mesi di lockdown: in questa fase, la capacità di mantenere un contatto tramite la tecnologia è stata fondamentale anche in ambito sanitario e, anzi, alcune specifiche innovazioni sono state preziose alleate contro il Covid-19. Anche la telemedicina – di cui in ambito sanitario si parla ormai da anni – è entrata nella quotidianità di una platea allargata di medici, operatori e pazienti in tutto il mondo, ma rappresenta davvero il solo futuro della sanità?

Non ne è pienamente convinto il dottor David Blumenthal, medico e presidente del Commonwealth Fund, già coordinatore nazionale per la sanità IT nell’amministrazione Obama, che in un articolo pubblicato sulla Harvard Business Review si interroga su benefici e fallimenti della telemedicina nel mondo post Covid-19.

Telemedicina sì, ma non a tutti i costi: l’opinione del dottor David Blumenthal

La riflessione del medico origina dalla diffusione, avvenuta soprattutto in questi mesi, di una moltitudine di strumenti tecnologici che appartengono all’ampio universo della telemedicina e che sono diventati sempre più familiari a migliaia di persone in tutto il mondo. Pensiamo alle televisite, per esempio, all’Ambulatorio Smart, oppure alla consegna di medicinali a domicilio e ad altre soluzioni innovative che si sono rivelate preziose alleate per ridurre il rischio di contagio da Coronavirus. Tuttavia il dottor Blumenthal si domanda se ci troviamo di fronte all’inizio di un cambiamento epocale del rapporto medico paziente oppure no.

“Non sono convinto”, scrive nell’articolo, specificando che il suo scetticismo non dipende dalla tecnologia in sé, anzi. “Sono un forte sostenitore dell’applicazione della IT nel settore della salute e credo che essa porti enormi benefici per i pazienti e per i caregiver”, il problema sollevato riguarda, piuttosto, l’ipotesi che la “nuova” medicina a distanza vada a sostituire il rapporto tra medico e paziente.

Il rapporto medico-paziente resta fondamentale

Blumenthal, infatti, sottolinea con forza l’importanza di una relazione positiva tra medico e paziente, facendo riferimento ad un rapporto che si basa sulla fiducia reciproca. “Questo tipo di fiducia”, specifica, “cresce più velocemente e più forte attraverso i rapporti di persona”, da qui il timore che la telemedicina possa – se applicata in maniera non ragionata – trasformare e snaturare di fatto uno degli elementi cardine della cura.

Elemento cruciale perché, come ribadisce ancora l’ex consulente di Obama, il buon medico utilizza tutti i sensi per effettuare una diagnosi. Nel momento della visita, lo specialista osserverà scrupolosamente ogni dettaglio del paziente, compreso un pallore improvviso o un cambiamento nella postura, tutti elementi che possono facilitare l’individuazione di un dato problema.

“La fiducia e gli incontri di persona sono ancora più importanti per i pazienti con problemi complessi e interconnessi tra loro”, il dottor Blumenthal si riferisce a persone che sono “malate e fragili, che spesso hanno multiple patologie complesse da gestire anche nelle migliori condizioni, e ancor di più attraverso uno schermo”. Questi sono casi, dunque, da non dimenticare, perché continueranno ad avere bisogno, nella visione del medico statunitense, di una relazione costante e in crescita.

telemedicina patologie croniche

Quando la telemedicina può fare la differenza?

L’invito del dottor Blumenthal è, dunque, alla prudenza nel considerare la telemedicina come la rivoluzione che risolverà da sola tutti i problemi del sistema sanitario e, contemporaneamente, dei pazienti. Tuttavia non vanno nemmeno ignorati i casi in cui essa può fare la differenza. Il medico ne ricorda alcuni: durante la pandemia, per esempio, in aree remote dove non esistono alternative, ma anche nel caso di problematiche ripetitive. Come abbiamo visto anche su blog di GIPO qualche mese fa, tra le patologie che più possono beneficiare da questo tipo di innovazione troviamo le malattie croniche

Altri esempi sono il monitoraggio della pressione sanguigna o dei sintomi respiratori lievi, nonché in generale per le persone più giovani che, globalmente, godono di un migliore stato di salute. La finalità è, in conclusione, che la telemedicina diventi un concreto strumento nelle mani di medici, specialisti e operatori sanitari per offrire un servizio ancora più attento ed efficace, senza rinunciare al rapporto diretto con i pazienti. Ciò sarà possibile, secondo il dottor Blumenthal, se “la telemedicina è adattata agli esseri umani e ai loro bisogni, e non viceversa.” 

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